Eleonora Costi

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KALEIDOS

Se non fosse per la nebbia o per quella sottile sensazione di inquinamento che ti attanaglia ,sembrerebbe di non essere a Milano : in via Padova un caleidoscopico mondo colorato espone se stesso senza apparenti problemi di convivenza e diversità .

Ti colpiscono gli odori, inusuali ed intriganti ,che spesso ti riconducono a paesi esotici , 

così come le insegne dei negozi dalle scritte indecifrabili. Qui commercianti ed artigiani ,orientali e occidentali, africani o sud americani ,nella loro straordinaria varietà di abiti ed incarnati ,lavorano fianco a fianco.

L’obiettivo di questo progetto è quello di visualizzare i cambiamenti in atto nella società, esercizio fondamentale per acquisire una consapevolezza maggiore di ciò che accade intorno a noi. Il tema dell’immigrazione (e quindi dell’integrazione) molto spesso viene strumentalizzato, col risultato che gli immigrati, vengono demonizzati per la loro provenienza e il loro differente background culturale.Attraverso queste immagini ho cercato,invece, di mostrare che 

un mondo globalizzato può essere un mondo normale: quello che troviamo sottocasa dal giornalaio o dal macellaio, e che 

la convivenza civile tra persone di diverse culture - anche se tra qualche difficoltà di adattamento e sospiro di nostalgia - tutto sommato è possibile.

I soggetti sono “immersi”nel loro ambiente di lavoro, forniscono molte informazioni sull’attività di questi esercenti, sulle loro proposte commerciali, sottolineando la loro grande intraprendenza.

Ogni immagine è un opportunità di entrare nei loro negozi e osservare un caleidoscopio che non è solo costituito dalle differenti attività, ma anche dalle merci che ogni negozio propone al consumatore.

Inoltre questo lavoro, pur documentando una situazione prettamente contemporanea, propone un modo tradizionale di vivere il mondo: una modalità “off-line”, in cui la bottega fisica ha ancora un valore e si configura anche oggi come luogo privilegiato di scambio economico, culturale, sociale. In questo senso, la bottega del fornaio italiano non ha niente di diverso rispetto a quella del sarto bengalese, dal momento che entrambi condividono lo stesso modo di stare sul mercato.

I negozi, rappresentano da una parte il mantenimento e l’attaccamento alle radici, dall’altra il profondo senso di coesione creatovisi in questo quartiere. Quando si parla di coesione non ci si può fermare solo alla coesistenza ma bisogna tener conto anche della coabitazione, ovvero di come queste persone di diversa provenienza riescano a convivere travalicando i propri confini e le loro religioni. Nasce così l’idea di accostare ai ritratti dei negozianti , le immagini dei citofoni del palazzo in cui vivono.

Nomi impronunciabili, vergati disordinatamente sui supporti più impensati, sono spesso incollati alla meglio a fianco dei pulsanti corrosi ormai dall’uso. I palazzi sono quindi la dimostrazione dell’accettazione delle diversità di questo universo multiculturale, e il citofono ne è un chiaro testimone.